Aviaria, scontro sul vaccino genetico: le critiche a Dario Giacomini
- Giugno 1, 2026
- Posted by: Comicost
- Categoria: RUBRICA - La vera scienza
Restiamo allibiti da ciò che Dario Giacomini (ContiamoCi, DiCoSi) sostiene sul vaccino a DNA a vettore virale utilizzato per la PRIMA DOSE dell’ Aviaria di polli e tacchini.
Per prima cosa, lui stesso riconosce che il meccanismo è esattamente lo stesso dell’ Astrazeneca : un vettore (=trasportatore) virale -con l’ Aviaria un Herpesvirus del tacchino, con l’ Astrazeneca un Adenovirus dello scimpanzè- (che in realtà è ancora vivo e vitale e non è affatto inattivato, altrimenti non potrebbe entrare nelle cellule, ma solo reso non patogeno -speriamo in tutti i lotti e senza mutazioni casuali-) viene modificato geneticamente nel DNA per inserire l’ informazione affinché le strutture delle cellule, nel cui nucleo entra e prende il comando, producano tali proteine.
E dove dovrebbe mai andare un virus, che è un parassita intracellulare obbligato, se non dentro le cellule?!?
Il VERO PROBLEMA non è il vettore virale, su cui il Giacomini sposta l’ attenzione, ma il DNA che trasporta (ma come fa il Giacomini a dire che il materiale genico non c’ entra??).
L’ Astrazeneca è stato ritirato per la sua pericolosità (dopo un mese dovevano presentare i dati alla Commissione Europea!!), ma con l’ Aviaria (che usa lo stesso meccanismo genetico a DNA) ci dice di stare tranquilli perché riguarda gli uccelli e non l’ uomo e perché produce la proteina H5 e non la S.
Ma ci possiamo davvero sentire tranquilli con una spiegazione del genere??
In pratica, cambia il legno con cui è costruito il cavallo di Troia, cambiano i soldati al suo interno, ma….cambia davvero qualcosa??
Ma come fa poi a dire che i polli vaccinati con tale tecnologia ce li mangiamo da almeno vent’ anni, se questa tecnologia a vettore virale trasportante il DNA con l’ informazione per far produrre la proteina virale alle cellule dei polli è sperimentale, cioè un “progetto pilota”??
Perché -ripetiamo- il vero problema NON È il vettore virale (che potrebbe anche avere vent’anni!!) su cui il Giacomini sposta l’ attenzione, ma il DNA che trasporta e che prende il comando della cellula (e questo vent’ anni non li ha di sicuro!!).
E perché non dice che non abbiamo oggi idea di quali e quante cellule produrranno tali proteine, per quanto tempo, in quale quantità, nè che fine fa il DNA esogeno importato dentro il nucleo delle cellule tramite il vettore (=trasportatore) virale??
Altrettanto censurabile è stato quando ha cercato di spiegare il perché non si devono mescolare gli animali così vaccinati con quelli non vaccinati : per distinguere gli immunizzati naturali da quelli vaccinali.
Ma poi si contraddice quando afferma che con un prelievo si possono distinguere gli animali vaccinati da quelli che hanno contratto la malattia (con la tecnologia DIVA).
Allora a che serve separarli??
E poi il virus non può forse circolare anche negli allevamenti di animali vaccinati, visto che tale vaccino servirebbe sulla carta più a prevenire le complicanze gravi che non la diffusione dell’ infezione??
E non parliamo di quando cerca di giustificare il perchè gli altri Stati (anche dell’ UE) non vogliono questi animali, nè le loro carni e neppure le loro uova.
Secondo lui perché vanno distinti gli animali vaccinati da quelli infettati naturalmente (ma non aveva detto che bastava un prelievo di sangue??).
Con le sue spiegazioni, però, al massimo può giustificare il divieto di esportare gli animali vivi, ma NON CERTO le loro carni e le loro uova: cosa c’ entrano??
A tutto c’è un limite, anche alle amenità.
E non parliamo di quando cerca di spiegare che “progetto pilota” non vuol dire “sperimentale”, assumendo per buone le “spiegazioni” del Ministero della Salute.
Già da un punto di vista semantico (anche puramente basale, grammaticale), “progetto pilota” vuol dire “progetto di natura sperimentale intrapreso allo scopo di verificare la fattibilità di una nuova azione e la sua utilità”.
“Sperimentale” confermato anche dalla tecnologia DIVA utilizzata per distinguere la sierologia vaccinale da quella infettiva naturale, altro che “ce lo siamo già mangiati da vent’ anni”.
Solo la natura SPERIMENTALE di questo “progetto pilota” giustifica l’utilizzo per la prima dose di una tecnologia vaccinale a DNA trasportato nel nucleo della cellula dal vettore (=trasportatore) virale (esattamente come l’ Astrazeneca), la partenza in due sole regioni (Veneto e Lombardia: ma come, non lo si faceva già da almeno vent’ anni?!?), l’ obbligo di tenere separato il pollame destinatario della vaccinazione, il divieto di esportare all’estero non solo gli animali ma pure le carni e le uova.
E per il RICHIAMO (dove non si userebbe più il virus vettorizzato per trasportare il DNA che prende il comando della cellula), perché non si è inattivato direttamente il virus dell’ Aviaria, invece di pasticciare con il genoma dell’ Herpesvirus di tacchino per fargli esprimere le proteine dell’ Aviaria e poi inattivarlo (senza la certezza che non vengano stimolati di più gli anticorpi verso gli antigeni residui dell’ Herpesvirus che non verso gli antigeni neo-espressi dell’ Aviaria)??
Ma tutto questo non ha alcun senso logico….
Ed usare i consueti vaccini tradizionali proteici ad antigeni purificati, no?!?
Il consumatore di tali carni ed uova, così come chi alleva tali volatili, non si possono certo definire estranei a tale sperimentazione, essendone l’ anello finale.
Ed il dott. Dario Giacomini, che è un medico, dovrebbe ricordarsi cosa prevedono gli art. 47-48-49-50 del Codice di Deontologia Medica al riguardo della sperimentazione.
Chiunque partecipi ad una sperimentazione, deve farlo in forma assolutamente volontaria, con possibilità di ritirasi in qualunque momento, e solo previa completa, corretta e trasparente informazione, con consenso scritto.
Ma come si realizza tutto questo se l’ ultimo anello di questa catena sperimentale, il consumatore di tali carni ed uova, non ha neppure la possibilità di sapere quali siano quelle che sta mangiando, non essendovi alcuna possibile tracciabilità da parte del consumatore??
È forse questo il vero motivo per cui Dario Giacomini cerca di negare che “progetto pilota” voglia dire “sperimentale”, quale invece è a tutti gli effetti??
È davvero commovente la fiducia che ora il Dario Giacomini mostra nei confronti delle Circolari Ministeriali, di un vaccino genico a DNA vettorizzato (perché di questo si tratta, altro che negarlo spostando l’ attenzione dal DNA trasportato al vettore virale che lo trasporta e sui vaccini a m- RNA che qui non c’ entrano nulla!!), del programma “One Health” dell’ OMS, dell’ impossibilità assoluta con un progetto sperimentale che si creino proteine anomale tipo i prioni, dell’ assoluta sicurezza per chi mangia carni ed uova manipolate geneticamente….peccato che con questa fiducia e con queste sicurezze abbiamo visto tutti com’ è andata dal 2020 in poi!!
Ma perché Dario Giacomini non combatte più gli apprendisti stregoni che giocano con il fuoco (il genoma) sulla pelle dell’ intera Umanità senza averne adeguata conoscenza??
E ben poche parole spreca sul fatto che ancora una volta si usi l’ ormai consueta dichiarazione di situazione emergenziale per far passare questo “piano pilota” assolutamente sperimentale.
La dichiarazione di situazione emergenziale permette di saltare a piè pari tutto l’ iter sperimentale ed autorizzativo previsti, questo è il vero problema, molto più e molto prima che limitare le libertà costituzionali (unica cosa di cui parla).
E ci dispiace enormemente rilevare che pure il dott. Paolo Bellavite ed il dott. Marco Cosentino siano sulla stessa linea del dott. Dario Giacomini. Osservazioni dell’ “Associazione Medici Cattolici Italiani” di Verona al riguardo delle non condivisibili affermazioni del dott. Dario Giacomini (“ContiamoCi”, “DiCoSi”) espresse nella conferenza “Influenza aviaria: facciamo chiarezza” e postata su YT il 28/05/2026.
Questo nostro video lo potrete trovare fra pochi giorni anche su YT sul nostro “Canale Verità”. Leggete tutte le documentate perplessità su “ContiamoCi” e su “Di.Co.Si.” del dott. Dario Giacomini, che ci propone la presidente dell’ Associazione Trilly APS, Paola Persichetti.
È una lettura estremamente interessante, che ci fà capire tante tante cose.